Anatomia & Fisiologia facili per musicisti – Le leve articolari

Credo sia importante, per un musicista, conoscere i suoi attrezzi del mestiere, le loro caratteristiche ed i loro limiti. Ho sempre trovato strano come molti imparino con passione tutto quanto possono sulla teoria e la meccanica del proprio strumento per sfruttarlo al meglio delle sue possibilità e poi – magari indicandomi un tendine della mano o del polso nel corso di un incontro – mi dicano “in questa posizione mi fa male questo nervo”. Eppure, non solo la ricchezza e la densità di tecnologia del nostro corpo è superiore a qualsiasi plugin, digital modeller o profiler, tastiera in carbonio a raggio variabile o DSP: ma partendo da come siamo fatti possiamo arrivare alle soluzioni tecniche migliori per noi, studiare con più efficienza e diventare più bravi senza rischiare di sovraffaticarci o di strafare.

Se ci pensate, la cosa è piuttosto diretta: il vibrato sulla chitarra classica si fa diversamente che sull’elettrica; la posizione della mano che digita le note sul violino è molto diversa da quella assunta sul contrabbasso; infine (ma potremmo ovviamente continuare) usare il peso o l’articolazione sul pianoforte (e sulle tastiere in generale) produce risultati timbrici del tutto diversi.
Queste tecniche, ormai date per acquisite, si sono andate costruendo proprio in relazione alla differente struttura e costruzione dei diversi tipi di strumento, ed al diverso rapporto che il corpo assume con essi nell’atto del suonare. Ho sempre pensato che se i musicisti (e soprattutto gli insegnanti) conoscessero il proprio corpo come conoscono il proprio strumento non solo saremmo diverse generazioni avanti in termini di evoluzione musicale, ma avremmo molte meno vittime sacrificate sull’altare della tecnica esecutiva (e vi rimando, ad esempio, qui).

Prima di mettermi a scrivere questo post ho riflettuto a lungo sui suoi contenuti. La mia impressione è che i vari articoli di anatomia e fisiologia disponibili sulla Rete siano fin troppo complessi; è piuttosto difficile reperire semplici contenuti di base, eppure secondo me è proprio da questi che la maggior parte dei musicisti trarrebbe giovamento. Mi scuseranno medici, fisiologi, biologi e categorie affini per le necessarie semplificazioni e generalizzazioni!

Charles Scott Sherrington, neurofisiologo inglese premio Nobel per la Medicina, scrisse che “in fin dei conti, l’unica cosa che l’uomo sa fare è muovere cose; e il muscolo scheletrico è l’unico mezzo che può utilizzare per manifestare se stesso”.

Sono sicuro che una eventuale discussione su questa citazione sarebbe quantomai vivace e dibattuta. Senza voler analizzare criticamente i suoi limiti, vorrei cominciare a parlare delle leve corporee.

Praticamente ogni movimento del corpo umano avviene tra segmenti ossei: due segmenti ossei contigui sono in relazione reciproca tramite un’articolazione.

Nell’immagine qui a lato potete vedere, a puro titolo di esempio, l’articolazione tra il femore (l’osso della coscia) ed il bacino. Come noterete, le parti ossee in contatto sono fatte in modo da adattarsi l’uno all’altra. La cosa più importante da tener presente, però, è che in questa immagine sono rappresentate solo le ossa: ma, così com’è, l’articolazione non potrebbe funzionare.

Innanzitutto servono dei legamenti, cioè dei legacci che tengono insieme, vicine le due parti ossee anche nel caso di una trazione violenta o di un movimento eccessivamente ampio. Poi serve un sistema di cuscinetti morbidi che facciano da intermedio tra le superfici di contatto: e questo, ovviamente, per evitare che le ossa si consumino a furia di strusciare l’uno contro l’altro. Potete ammirare legamenti e cuscinetti in questa immagine dell’articolazione del ginocchio. Come vedete, in questo caso sono presenti sia legamenti interni che esterni, mentre i menischi fanno da cuscinetti. Ma non finisce qui.

A questo punto prendiamo il tutto e chiudiamolo dentro una capsula a tenuta stagna e lubrificazione continua che chiameremo, ovviamente, capsula articolare. Nell’immagine qui a fianco le cartilagini sono i cuscinetti, il liquido sinoviale è il lubrificante articolare. Ma non basta ancora!

Vorrei sottolineare che non tutte le articolazioni sono uguali, e una semplice ricerca in Rete vi mostrerà nel dettaglio qualsiasi articolazione desideriate conoscere in maggior dettaglio. In generale le articolazioni hanno forme diverse, e permettono ciascuna alcuni tipi di movimento. Il polso, per esempio, permette alla mano di flettersi in tutte le direzioni ed anche di ruotare su se stessa, mentre un dito non può ruotare ed è limitato a flettersi in una sola direzione.  Ricordiamoci di queste caratteristiche specifiche quando poi parleremo di tecnica strumentale!

Alcune articolazioni sono tenute in sede principalmente dalla forza dei muscoli che le circondano. altre sono fortemente connesse e vincolate da strutture inestensibili. Nel caso della mano, ad esempio, strumento principe per la maggior parte dei musicisti, ci sono parecchi legamenti anche extraarticolari. Basta guardare l’immagine a sinistra per rendersene conto. Questa complessa rete di legamenti serve a dare forza e consistenza ad una struttura fatta di tante piccole ossa capaci – lo sappiamo bene – di molti, meravigliosi micromovimenti.

È importante capire che la morfologia articolare e – come vedremo nel prossimo articolo – tendo-muscolare del singolo musicista determinano l’ampiezza dei movimenti possibili e l’autonomia di movimento delle singole dita e falangi. Alcuni di questi aspetti possono essere migliori, altri no. Su queste considerazioni dovrà basarsi il lavoro del musicista relativo alla propria performance sullo strumento.

Un’altra cosa da sottolineare è che anche tra due individui possono esserci forti differenze nella forma di un’articolazione, o nella forma e distribuzione dei legamenti. Questo, ad esempio, farà sì che le due persone siano capaci di esprimere movimenti di ampiezza e forza diversa. Non nasciamo tutti uguali, e la prima cosa che un musicista dovrebbe fare è prendere coscienza della propria, individuale anatomia e fisiologia: perché è da lì, che si può costruire un metodo di evoluzione fisiologico ed ottimizzato per la persona. Molto spesso nel mio lavoro mi trovo di fronte a musicisti che hanno sperimentato problemi perché sono andati al di là di quanto la propria fisiologia suggerisse loro. In questi casi, la soluzione consiste nel riparare gli eventuali danni fatti, e poi scoprire insieme come sfruttare le caratteristiche individuali nella tecnica sullo strumento.

Questa a sinistra è dunque la mano così come l’abbiamo descritta fino ad ora.
A questo semplice modello fisiologico mancano ancora all’appello anatomico tendini, muscoli, vasi sanguigni, nervi, e vari pannicoli e strutture di contenimento; ma, dal punto di vista strutturale, il nostro strumento comincia a prender forma.
Notate come la forma stessa delle ossa (cavità, sagomature, rientranze, sporgenze) sia concepita per permettere la coesistenza funzionale di un così elevato numero di componenti in spazi ristretti

Nei prossimi articoli vedremo come riusciamo a far muovere il tutto, a controllarlo, e ad alimentare il movimento. Intanto chi volesse saperne di più sulle articolazioni della mano può visitare ad esempio questa pagina.

Restate sintonizzati.

Images courtesy of:
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users.unimi.it
my-personaltrainer.it
wikipedia.org
medicinapertutti.altervista.org

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6 Responses to Anatomia & Fisiologia facili per musicisti – Le leve articolari

  1. Stessy says:

    Post interessante, complimenti! 🙂

  2. Grazie a tutti per gli apprezzamenti 🙂

  3. rotras says:

    Continuate così!

  4. dualsim says:

    Dopo aver letto l’articolo ho cercato di scrivere un commento intelligente, ma posso solo dire che sei fantastico. Eccellente articolo!

  5. lonchamps says:

    Thanks! While I had to translate this, I’m adding it to twitter. Great info 🙂
    Relly hope you’ll go on writing on the subject!

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