Anatomia & Fisiologia facili per musicisti – Energia per la nostra musica! Seconda parte

Mandolin player

Riassunto della puntata precedente: i meccanismi di produzione dell’energia che abbiamo descritto, necessari ai muscoli che usiamo per suonare il nostro strumento funzionano tranquillamente fino a che l’ossigeno portato ai muscoli dal circolo sanguigno è sufficiente ad ossidare glucosio ed acidi grassi in acqua e anidride carbonica.
In queste condizioni, un muscolo può continuare a contrarsi – in teoria – indefinitamente. Quando invece queste condizioni non sono verificate ci stanchiamo molto presto.
Un’altra ragione per cui possiamo stancarci è quando dobbiamo utilizzare molta forza per suonare uno strumento, o quando dobbiamo suonare parti molto veloci e prolungate nel tempo. In questo caso la fatica è sia nervosa che muscolare. Ma torniamo all’ossigeno, ed ai substrati energetici (così li abbiamo chiamati).

Qui potrete trovare i termini eventualmente oscuri utilizzati in questo articolo.
In sostanza, l’ossigeno a disposizione dei mitocondri per le reazioni energetiche dev’essere sempre sufficiente. Ricordiamo che maggiore potenza significa più lavoro nell’unità di tempo. Dunque per tot energia da produrre nell’unità di tempo, tot millilitri di ossigeno devono arrivare al muscolo in quello stesso tempo. Ma, se incrementiamo la potenza oltre un certo limite, ad un certo punto l’ossigeno non basta più. Questo può avvenire per 3 motivi:

  • le sostanze chimiche che elaborano i processi energetici nei mitocondri non riescono a lavorare abbastanza velocemente;
  • il flusso sanguigno non riesce a far arrivare al muscolo abbastanza ossigeno nell’unità di tempo: ad esempio perché nel muscolo ci sono pochi capillari, o perché sono troppo piccoli, o perché il sangue stesso non si ossigena molto;
  • la contrazione dei muscoli è così rapida e intensa che il sangue non ha tempo di scaricare ossigeno nei mitocondri.

Quando si verifica una di queste situazioni il muscolo ricorre ad un meccanismo di produzione di energia diverso, che implica la conversione del glucosio in acido lattico senza la necessità dell’ossigeno. Il vantaggio che ne deriva è che il muscolo può continua a lavorare a regimi elevati anche se la potenza dei meccanismi ossidativi non è sufficiente. Gli svantaggi principali?

  • non possono essere utilizzati acidi grassi, di cui in condizioni normali abbiamo a disposizione quantità praticamente inesauribili. Questo per il musicista è uno svantaggio sostanzialmente teorico, perché anche se le riserve di glucosio sono inferiori a quelle degli acidi grassi è piuttosto improbabile che una persona normalmente sana esaurisca tutto il glucosio corporeo;
  • scindere una molecola di glucosio in acido lattico produce molta meno energia della scissione in acqua e anidride carbonica, quindi a parità di lavoro serve più glucosio. anche questo svantaggio non è critico per un musicista;
  • l’acido lattico modifica l’ambiente biochimico muscolare, al punto che ne viene tollerata solo una certa concentrazione: dapprima il muscolo si contrae male e con meno accuratezza di movimenti e coordinazione; oltre un dato valore, il muscolo si indurisce e non riesce più a contrarsi;
  • l’acido lattico viene immesso nel circolo ematico. Questo aiuta a diminuirne la concentrazione nel muscolo ed a suonare più a lungo. In teoria e in certe condizioni, se l’attività muscolare continua abbastanza a lungo tutto l’organismo può raggiungere dopo un certo tempo una concentrazione critica di acido lattico; ma anche questo è un rischio piuttosto teorico per il musicista (con possibili eccezioni per alcuni strumenti muscolarmente più impegnativi, come la batteria);
  • in ogni caso, l’acido lattico (tanto nel muscolo quanto in circolo) viene ossidato ad acqua e anidride carbonica quando c’è abbastanza ossigeno a disposizione; ma, soprattutto, viene riconvertito in glucosio. Il processo richiede un certo tempo, ed ha  una dinamica tale per cui ogni 15′ la quantità di acido lattico in circolo – quando vi sia ossigeno in abbondanza – viene dimezzata. In condizioni critiche, quindi, un breve riposo dei muscoli in acidosi lattica aiuta, ma per un recupero significativo possono essere necessarie parecchie decine di minuti;
  • quando un muscolo produce molto acido lattico può rimanere indolenzito per un certo numero di giorni, anche se l’acido lattico è stato ormai tutto smaltito. Debbo aggiungere, però, che un indolenzimento muscolare da fatica (il cosiddetto DOMS) non è necessariamente causato dall’acido lattico: vi rimando al link per eventuali approfondimenti.

Ora, è necessario chiarire che il meccanismo dell’acido lattico non si attiva sulla base di tutto-o-niente: la produzione di acido lattico nell’unità di tempo corrisponde invece a quella quota di energia che il muscolo non ha potuto produrre, istante per istante, con le ossidazioni. Pensatela insomma come una sorta di integrazione dello stipendio sempre disponibile, cui ricorrere in misura variabile a seconda delle spese da affrontare in ogni mese, e che poi andrà comunque rimborsata nel tempo.
Dunque il musicista può produrre un po’ di acido lattico solo in un certo momento, può produrne una quantità modesta che si accumula nel tempo fino a portare all’interruzione dell’esecuzione o dell’esercizio, o può produrne una quantità relativamente elevata che in pochi minuti rende i muscoli rigidi ed i movimenti imprecisi.

Balza all’occhio, come dice il poeta, che al musicista conviene lavorare sempre in condizioni di massima disponibilità di ossigeno e non produrre affatto acido lattico. Per raggiungere lo scopo, sarà opportuno

  • che la respirazione sia efficace e funzionale;
  • che il sangue sia efficiente e in buone condizioni;
  • che i muscoli coinvolti nell’esecuzione musicale siano abbastanza forti ed abbastanza resistenti per affrontare adeguatamente lo studio e i brani di repertorio più impegnativi;
  • che la maturità tecnica sia tale da permettere tutti i movimenti, le prese e le tecniche richieste col minimo sforzo;
  • che la postura e l’atteggiamento generale siano funzionali ad un’esecuzione efficiente.

Torneremo in pratica su tutti questi punti approfondendoli uno ad uno, anche con esercizi specifici. Chi desiderasse approfondire un po’ di più l’argomento della produzione di energia muscolare, rimanendo sempre in un ambito di facile divulgazione, potrà consultare questa serie di articoletti del sito gemello di Virtuosissimo, Performance Engineering.

Intanto, vorrei lasciarvi questo pensiero: passione, applicazione strategica ed intelligenza corporea sono secondo me le basi per diventare musicisti sempre migliori.

Alla prossima!

Image: mandolin player;
courtesy of danesecooper.blogs.com

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